FULL MONTY MOVIE
Qual è, qui-ed-ora, e quale sarà la condizione morale di quel Genere che già chiama esilarante un'opera che gioca con i suoi sentimenti ed irride al suo corpo?
La storia è nota: un pugno di disoccupati
di Sheffield decide di proporsi come compagnia di spoglierellisti per tirar
su qualche lira inglese. Ognuno ha qualche piccola storiella collaterale:
figli, ex mogli, mogli etc., qualche psico-turba esistenziale o familiare
o sessuale, collegata più o meno al fatto della disoccupazione.
C'è quasi il lieto fine.
I maschi non hanno niente dentro, una volta perso il lavoro
non sanno più chi sono. Non essendo capaci di reggersi su se stessi,
cadono in stato para-depressivo, e là rimangono senza esser capaci
di darsi uno scatto, un colpo d'ala. Finalmente hanno cominciato ad avere
paura delle donne - e questo, come si sa, è un bene. Quelle invece
sanno cosa vogliono. Figuriamoci, ora fanno pipì come noi. La trovata
dello spogliarello manifesta la loro mancanza di fantasia, (i maschi, si
sa, pensano solo a quello), il loro scarso buon gusto, la loro incapacità
di capire che le donne hanno un altro approccio alla sessualità,
di livello superiore, e che non gliene frega niente di vedere piselli,
che sono la nostra unica vera grande ossessione. Non manca una vena di
presuntuosa vanità, tipicamente maschile, che è quella di
immaginarsi interessanti, fisicamente interessanti, per l'altro sesso.
La storia però può andare avanti. Infatti, pur in contraddizione
con le premesse, la cosa è fattibile, perché le donne non
sono più quelle di una volta, anche loro possono andare ad uno strip-tease,
anche i maschi possono essere oggetto di attenzioni sessuali corporee,
contrariamente alle arretrate opinioni che abbiamo noi, seduti in sala.
- Uno di loro, dopo mesi, non ha
ancora informato la moglie di aver perso il lavoro, mentre la carta di
credito è rimasta spendibile.
E' la classica ipocrisia maschile che deve salvare le
apparenze per salvaguardare il potere-prestigio sulla moglie. Egoista,
vile e impietoso lascia che lei - ignara - continui a spendere, senza pensare
a come si sentirà quando scoprirà la cosa. Le prime vittime
della disoccupazione sono le donne dei disoccupati, noi veniamo dopo.
- Uno, separato, deve fare qualcosa
- (pagare) - per poter continuare a vedere il figlio. Si arrabatta, ma
senza esito.
Si tratta del classico maschio che usa la situazione sociale
per occultare - consciamente o meno - la sua inconsistenza e le sue incapacità,
tanto che spera di trovare nel fatto della disoccupazione un valido pretesto
per venir meno ai suoi obblighi economici. Padre goffo e incapace di capire
i problemi del figlio, viene salvato dal figlio stesso da quella catastrofe
della maschilità e della virilità che sarebbe il trovare
occupazione prendendo ordini dalla moglie. La tracotanza maschile, la volontà
di non cedere lo scettro davanti alle donne, non viene mai meno, neanche
quando siamo ridotti sul lastrico.
- Un altro, l'omone buono, ormai
non funziona più (en attendant Viagra®) e, per quanto
capito da una moglie dotata di classe, si avvilisce in comportamenti tanto
simpatici quanto infantili. Simpatici appunto perché infantili.
I maschi non amano, dominano e non sanno fare altro. Nel
momento in cui il loro potere - cioè il denaro - vola via, il pisello
si ammoscia. Allora diventano bambinoni di cui le donne sono costrette
a prendersi cura rinnovando ancora una volta il loro ruolo di mogli e di
madri, per infondere coraggio ed autostima al vero sesso debole. I maschi
trovano sempre il modo di ricondurle ai ruoli stabiliti, anche la disoccupazione
può servire allo scopo, come ogni altro male di questo mondo. I
maschi non soffrono quanto vogliono far credere, di fatto scaricano sulle
donne le loro magagne che, con un po' di buona volontà, potrebbero
risolvere da soli. Non c'è forza in loro, non c'è buona volontà,
non c'è equilibrio. Non c'è niente dentro. Tracotanti o inetti,
stupratori o impotenti.
- L'allestimento dello spettacolo.
Le difficoltà e lo sconcerto, l'imbarazzo ed il
disagio di percepirsi in una situazione totalmente nuova, insolita tanto
per gli interessati quanto per le potenziali e immaginate spettatrici,
nonché la diversa condizione fisica dei temerari, la forma dei loro
corpi, la gestualità, gli atteggiamenti, le posture, e poi le dimensioni,
il funzionamento o meno dei relativi piselli, formano oggetto della maggior
parte delle battute, delle situazioni comiche e delle scene 'divertenti'.
Il corpo maschile è un protagonista del film. Immaginato nudo sin
dall'inizio con la promessa della visione integrale, è oggetto delle
battute più grasse, dei doppi sensi, delle scene più patetiche,
alle quali le spettatrici e soprattutto gli spettatori sono chiamati a
rispondere ridendo o almeno sorridendo.
Con l'inizio delle prove si avvia lo spogliarello irridente
del corpo maschile, della sua forma e delle sue prestazioni, centrato sul
problema della sua appendice, in fondo ridicola, presentata come unica
vera ossessione maschile. Proposto in forme patetiche, il corpo maschile
vi è raccontato nel solo modo politicamente corretto: informe, ridicolo
e goffo. Sì, lo si può mostrare, non tanto perché
sia apprezzabile in sé (certo, alla nostra vanità piacerebbe),
bensì in quanto le donne sanno amare il corpo per quel che vi è
al di là, (ciccione o ossuto, bello o brutto, va bene lo stesso)
diversamente da come sappiamo fare noi.
C'è poi il problema delle misure. Non si può
fingere che nessuno ce l'abbia grande, perché sarebbe negare l'esistenza
del problema. Invece esiste: noi l'abbiamo, noi dobbiamo avere questo
problema, l'unico nostro vero grande problema. Non manca dunque l'uomo
dalla super-dote. D'altra parte niente è più politicamente
scorretto che avere un pisello grande, cosa che alle donne non può
interessare di meno, anzi, che in qualche modo le offende. Si scopre così
che il super-dotato è omosessuale. Molto corretto.
E' poi politicamente corretto, anzi è necessario,
che in un film ci sia un uomo di colore. C'è però quella
fama, quel detto popolare che provoca la nostra più profonda paura
di maschi bianchi, ed un inammissibile orgoglio nei neri. Non può
essere ignorata. E' necessario ridicolizzare l'offensivo orgoglio dei maschi
di colore e schernire la ridicola invidia dei bianchi. Eccoci dunque a
ridere della preoccupazione del nero per le ridotte dimensioni del suo
pene e dei goffi tentativi per rimediarvi. E noi che lo invidiavamo. Molto
corretto.
E' un film sui maschi. Un film per i maschi, in cui siamo chiamati a ridere di noi stessi, a vergognarci delle nostre paure, ad aver paura delle nostre vergogne, a deridere i nostri sentimenti, a prendere atto del nostro egoismo, della nostra pochezza, inettitudine, mancanza di volontà. A riconoscere che, perso il potere del reddito, perdiamo la stima in noi stessi, che, se non abbiamo il potere, ossia il dominio sugli altri e sulle altre, non siamo niente. Che non capiamo né le donne né i figli.
Capiamo noi qualcosa di questo mondo?
Ma noi, in sala, vogliamo essere politicamente corretti,
e sorridiamo. Qualche volta ridiamo. Eppure il sorriso è amaro ed
il riso è a denti stretti. Spieghiamo questa impossibilità
di ridere di cuore, a bocca aperta, con la causa dichiarata, esplicita:
la disoccupazione dei protagonisti. Pensiamo che sia questo sfondo a dipingere
di patetico la storia. Non ci accorgiamo che stiamo ruotando intorno a
noi stessi, irridendo alle nostre difficoltà, partecipando alla
svalorizzazione dei nostri sentimenti ed alla ridicolizzazione del nostro
corpo.
QUALCOSA E' CAMBIATO
E' un bel film. Parla di un maschio
cattivo che diventa buono grazie a una femmina.
Che cosa è cambiato?