Sto dalla mia parte

di Alter Ille
marzo 2001

Sto dalla mia parte.

Io sono di parte, la mia, quella maschile, cioè di me stesso in quanto maschio portatore di energia fallica.

Non sono più “universalistico”, come per tantissimo tempo ho voluto e cercato di fare, autolimitandomi, meglio autocastrandomi, per essere un liberatore delle “povere femmine, oppresse dal membro” e perdute a se stesse. Un “ciao-maschio” politicamente corretto, un maschio segato, che solo così poteva interpretare un universalismo che per essere tale sembrava dover essere asessuato.

Ho capito per esperienza e poi per scienza che l’unico modo di essere “universalistici”, cioè operare in modo che ogni propria azione persegua sempre il bene di tutti, nella diversità di genere, è essere di parte, fare quello che si è capaci di fare in quanto maschi e cioè organizzare il mondo tramite l’energia del fallo, l’unica energia capace di essere universalistica, e pertanto axis mundi.

Esercizio autorevole, generoso, giusto, e provvido, del potere del membro. Se questo è essere di parte, considero mio dovere essere di parte. Se questo è essere fallocratici considero mio dovere essere fallocratico, se questo è essere misogini, considero mio dovere essere misogino. Se non volessi, e invece lo voglio con tutto me stesso, non mi sarebbe consentito non esserlo, come sempre accade per i doveri iscritti nell’anima e ciò che è inscritto nel profondo istintuale della specie. Pertanto non mi travesto più da Cavaliere Inesistente “altrimenti le femmine piangono” che deve fare il Cavaliere Presente “altrimenti le femmine piangono”: codice antinomico imposto dalle donne ai maschi di oggi.

Se dunque Cavaliere sono e ho da essere Cavaliere Presente, lo faccio e mi prendo il potere e il prestigio del Cavaliere e faccio di tutto perché mi venga con chiarezza e apertamente riconosciuto. Altrimenti mi sento partecipe di una menzogna e di una farsa. Così se il potere ha da esserci, ed è comunque funzione fallica, preferisco il potere di un fallo vero che del fallo inventato, isterico, folle e ricattatorio di una femmina.

Infatti, sia che le venga attribuito dal Potere o da un maschio che “per amore” rinuncia al proprio, si pervertono tutti e tre: Potere, maschio e femmina. Tra l’altro, fallo per fallo, preferisco il mio e mi piace tanto usarlo. Così mi assumo tutti i rischi connessi alla responsabilità di essere, nell’ambito della mia esperienza, axis mundi e fallocratico.

Il potere impotente e il fallo immaginato delle femmine l’ho sperimentato e incontrato. Per “non farle disperare” ho assecondato il loro delirio: è il peggior disastro e il peggior dolore che ho provato nella mia vita, mio e, per la cronaca, anche loro.