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LA CONVERSAZIONE
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22 - Oltre le mura, vicino al cuore

Diecimila comitati Occidentali denunciano le tare delle Culture altrui e generosamente si adoperano per guidarle verso le altezze della 'Civiltà Superiore'. Ne sorga dunque qualcuno Altrove a denunciare quelle della nostra, guardi qualcuno dentro le nostre mura, finalmente, e parli!
Di Cesare Brivio

23 - L'orgoglio dei vinti

L'orgoglio che impedisce agli uomini di scendere in campo a propria difesa garantisce l'espansione illimitata dell'ideologia femminista.
Di Rino Barnart



La pubblicazione e la diffusione degli interventi che seguono deve essere autorizzata dai singoli autori.

Oltre le mura, vicino al cuore
di Cesare Brivio

Viene da compiacersi sinceramente sulla capacità di mobilitazione dell’Occidente contro la violazione di diritti umani fuori delle sue mura. Dunque sulle torri delle nostre mura si affollano comitati di ogni genere che guardano fuori, a soccorso, verso le innumerevoli povertà delle sterminate folle che intorno sono accampate. Di questi comitati ne vorrei di più e di cuore più sincero. Vorrei che vi facessero parte anche occhi stranieri, capaci di guardare dentro le mura.

Vedrebbero che  in Occidente ci sono maschi  che hanno in odio il maschile, maschi che hanno in odio il padre, che hanno in odio se stessi, maschi cor-rotti nel profondo di sé. Alleati naturali di femmine simmetricamente corrotte. Il loro pianto gridato sui mali altrui, facendo sostanzialmente nulla per curarli davvero alla radice, in realtà ha per finalità di imporre e far scendere il silenzio e l’oblio sulla pratica violenta da loro stessi attuata della distruzione della vita, del maschio e del padre fra le proprie mura: la vera emergenza in Occidente e l’unica di cui nessuno vuole rendersi conto. Causa principale della decadenza della nostra civiltà, del suo avviarsi verso l’estinzione con trend demografici da annientamento a breve.
 

Aspetto dunque un comitato oltre le mura, vicino al cuore, a difesa dei figli della specie umana, degradati e annientati a “grumo di cellule” dalla scienza occidentale che ha tradito se stessa ed è ormai erede dell’ideologia nazista. Prendo atto dell’odio contro la vita che questa civiltà nutre, contro l’amore del Padre che l’ha creata.


Aspetto un comitato a difesa dei padri che non possono opporsi alla distruzione del proprio figlio conseguente alla decisione di abortire della donna. Prendo atto dell’odio contro la vita, il maschile e la paternità che questa civiltà nutre.
 

Aspetto un comitato a difesa dei figli costretti a restare in balia dell’arbitrio materno, resi orfani dalla violenza della legge perché privati del padre da una legislazione familiare e da una prassi giurisdizionale che nega nel 95% dei casi i figli al padre affidandoli alla madre in ogni situazione di separazione o divorzio. Prendo atto dell’odio contro i propri figli, contro la famiglia e contro il padre che questa civiltà nutre.


Aspetto un comitato che si mobiliti contro la pratica di castrare psichicamente i maschietti occidentali fin dalle scuole materne, con l’uso di droghe utilizzate come farmaci per indurre comportamenti confacenti alle aspettative di madri, maestre, assistenti sociali, ormai indisponibili ad accogliere e a gestirne la esuberante vivacità. Tanto meno aperte al bisogno dell’altro, alla richiesta muta e disperata di avere un padre ed un maestro che questi comportamenti evidenziano. Parlo dell’uso sistematico che già dagli anni novanta viene fatto negli USA del Ritalin, farmaco-droga usato nella guerra di genere scatenata in America contro i maschietti vivaci, a decine di migliaia dichiarati geneticamente affetti da una fantomatica sindrome, detta sindrome da deficit dell’attenzione, e sottoposti a psicocastrazione tramite il Ritalin*(1). Farmaco che presto consentirà la distruzione psicologica dei maschietti oltre che americani ed europei anche italiani*(2). Prendo atto dell’odio distruttivo contro i giovanissimi maschi, il rifiuto radicale a considerarne le esigenze del cuore, il rifiuto radicale dell’altro, del padre che questa civiltà pratica.
 

Aspetto un comitato a difesa dell’identità di genere per i giovani studenti maschi, sottoposti ad un istituzione scolastica interamente al femminile e per di più ad un femminile caratterizzato spesso da pratiche, atteggiamenti e teorizzazioni ispirate alla negazione dell’identità maschile, alla sua colpevolizzazione, alla sua interpretazione degradata e degradante, alla violenta distorsione del patrimonio di arte, pensiero, scienza, e religione che lo spirito maschile ha prodotto nei secoli. Prendo atto dell’odio che questa civiltà ha verso le proprie radici, il proprio futuro, le radici ed il futuro dei propri giovani maschi.


Aspetto un comitato a difesa della dignità dei giovani maschi occidentali oggetto di una sistematica campagna denigratoria e degradante portata fin nell’intimo delle loro case e dei loro giochi quotidiani per il tramite di una pubblicità criminale, di una cinematografia criminale, di mass-media criminali  che li educano al disprezzo di sé. Prendo atto del furore distruttivo che questa civiltà nutre verso la dignità e la bellezza degli uomini che costruiranno il suo futuro.
 

Aspetto un comitato contro il razzismo sessista antimaschile ormai dilagante, che ha fatto dei maschi una categoria di cittadini di serie B sottoposti al ricatto continuo di una legislazione che ha criminalizzato ogni aspetto della loro vita di relazione, sottoposti ad un pregiudizio criminalizzante che ha trasformato le indagini in campagne di guerra, i tribunali in tribunali speciali, i processi e le sentenze in rappresentazioni e manifesti per il ludibrio del genere maschile. Interessati più a dimostrare la tesi politically-correct del maschio-criminale-per-natura e della donna-innocente-per-natura che ad amministrare la giustizia. Prendo atto dell’attacco istituzionale alla tutela dei diritti della persona, quando è di sesso maschile, che questa civiltà nutre.


Aspetto un comitato contro il razzismo sessista che presto sancirà che un ragazzo che ha meritato, per le sue capacità ed il suo impegno dovrà cedere il posto ad una donna immeritevole esclusivamente perché una legge costituzionale che nega alla radice ogni principio liberale e democratico impone le “quote” ovvero differenze e discriminazioni a favore del sesso femminile. Prendo atto che questa civiltà ha dichiarato guerra ai suoi maschi, odiandoli nel profondo del suo sentire.
 

Aspetto un comitato a difesa del massacro dei maschi sul lavoro, tre morti e 1844 feriti ogni giorno, per 365 giorni l’anno. Un sacrificio di migliaia di maschi ogni anno che passa sotto il silenzio di tutti, coperto dalla cultura del piagnisteo femminista. Aspetto un comitato a difesa della vita maschile abbreviata rispetto a quella delle donne di ben sette anni perché consumata nel sacrificio di lavori usuranti a sostegno della famiglia, in dedizione al prossimo, lavori che portano alla distruzione anzitempo. Prendo atto dell’indifferenza con cui si guarda al sacrificio di sé dei maschi, delle folli spiegazioni con cui si giustifica questo incredibile olocausto maschile come fragilità genetica. Un sarcastico dileggio, insopportabile, del sangue maschile generosamente versato a beneficio delle donne, della famiglia e della società. Prendo atto che a morire quando si tratta di difendere la vita degli altri ci vanno solo ed esclusivamente i maschi


Aspetto innumerevoli altri comitati, uno per ciascuna delle violenze e delle ingiustizie che l’esperienza maschile ormai presenta ogni giorno al maschio occidentale che solo abbia il coraggio di aprire gli occhi.
 

C’è dunque qualche esponente delle civiltà oltre le nostre mura, ma vicino al cuore, che vuol costituire uno di questi comitati a nostra difesa, a difesa della nostra civiltà? noi che paradossalmente vogliamo insegnare loro a vivere. Noi la cui saggezza da folli ci sta portando all’estinzione. Perché io li aspetto a difesa della dignità maschile, della vita, della giustizia e della libertà di tutti.

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(1) vedi articolo di Tom Wolfe sul quindicinale americano Forbes del 31 Dicembre 1996 dal titolo “Cervello senz’anima” al paragrafo : “Il caso Ritalin”. (Internet alla voce Wolfe Tom)

(2) vedi articolo su l’Espresso del 20-03-2002 “Non drogate quei bambini”
 

L'orgoglio dei vinti
di Rino Barnart

Scende sul campo di battaglia per difendersi solamente chi si riconosce in pericolo. Ma, agendo a propria difesa, si confessa vincibile e mortale. Dichiara di avere paura, di temere per la propria fine. Non solo. Deve anche prendere coscienza che il nemico non si fermerà se non verrà fermato, deve riconoscerne la potenza e al tempo stesso, quale vivente tra i viventi, confessare candidamente la propria vulnerabilità. Deve abbandonare l'orgoglio vuoto ed autolesionista, l'autocompiaciuto e falso stoicismo che lo conducono alla rovina.

Riconoscersi odiati e vulnerabili, perseguitati e vinti: è questo lo scoglio. Scendere sul campo di battaglia a favore di se stessi (e per la prima volta da sempre) presuppone quell'atto originario di umiltà e insieme l'abbandono di quell'antico onore che si chiama Cavalleria. Gesti che paiono impossibili e contro i quali reagisce il profondo degli uomini, quell'idea del loro stare al mondo quale si è formata nei secoli in Occidente.

Perciò i maschi preferiscono difendere l'antico assunto, rinnovare le vecchie illusioni e proteggere l'ultimo riflesso di onore, l'ultimo spicchio di dignità apparente, trincerati nella Roccaforte dell'Orgoglio: fingere che nulla stia accadendo.

Giacché è vero che, per combattere a propria difesa, bisogna scendere dal piedistallo di quella Cavalleria che, ad onta dei dileggi e del disprezzo che l'hanno lacerata, ancor oggi li onora perché li solleva - un poco - dai bassifondi della viltà universale.

Proprio perché attorno si è fatto il deserto e  non vi è più angolo verso cui volgersi senza vedersi aggrediti, invasi e sconfitti, proprio per questo stanno - gli uomini - pietrificati a protezione degli antichi stendardi. E con ragione.

Come riconoscersi vinti sapendo che non li attende l'onore delle armi ma lo sghignazzo della Vittoriosa? Non una nuova - inconcepibile, impensabile, inaudita - Cavalleria femminile, ma il colpo di grazia della Maramalda?
Cosa possono guadagnarne se non scherno e dileggio, canzonatura e irrisione? Meglio, dunque, fingere nulla.

Si sa, si sente che Lei sta in attesa di quella confessione, di quella vergognosa ammissione: l'ultimo schianto, l'estrema abiezione. "Come promesso vi abbiamo piegati, come annunciato vi abbiamo umiliati: venite dunque e finalmente a consegnarci l'anima!"  E' questo ciò che li attende e dunque è ragionevole che a quest'ultima rovina, almeno a quest'ultimo oltraggio, si vogliano sottrarre. L'orgoglio. E' così che i vinti - da sempre -  resistono all'estremo saccheggio del loro essere: manifestando sufficienza, ostentando indifferenza. Orgoglio.

Eppure è davvero l'uscita da quella Rocca, la fine dell'antico orgoglio, orgoglio di vinti, ciò che Lei teme più di ogni cosa, perché Lei sa, Lei sente che l'abbandono di quella bandiera avvierà l'inizio dei suoi rovesci, la fine del suo trionfo e del suo delirio. Perciò li sfida, perciò li chiama all'ultima umiliazione, perciò li invita all'estrema confessione scavando un abisso sempre più grande: affinché vi si ritraggano, affinché resistano nel loro vuoto castello. Li sfida ad uscire affinché non escano, li invita alla lotta affinché ne rifuggano. Che mai tentino una sortita! Perché sin quando staranno lassù, asserragliati a difesa di un onore ogni giorno dileggiato e di una dignità comunque ferita, saranno innocui e impotenti.

Finché gli uomini staranno a guardare dall'alto il nuovo, mai visto e grandioso spettacolo, incantati dalla mirabile potenza della Grande Signora e vergognosi di combatterla, quasi compiaciuti del male che li colpisce, gli squadroni delle Nuove Amazzoni dilagheranno nel mondo.

Così, per tema di umiliarsi saranno umiliati, per salvare l'onore saranno disonorati, per scampare alla rovina saranno rovinati. Per conservare la loro anima, la perderanno.

La perderanno?

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