LE METAFORE
  1 - SASSI
Il sentiero dell'aneddotica e delle parodie. Quattro WPages per rivedere il quotidiano alla luce dell'esperienza maschile negata. Frammenti di un'interpretazione che preferiremmo non esistesse e che sarebbe bello non raccontare.

2 - FILO DI SENSO
Il sentiero degli aforismi e della prosa in versi. Alla ricerca delle profondità consce ed inconsce ferite dall'imminente vittoria del Bene sulla maschilità.

3 - FILOSOFIA POSSIBILE
Il falso Manifesto della Filosofia della Maschilità ed alcuni suoi caratteri. Un programma per tracciare il sentiero del possibile, dell'eventuale e dell'inevitabile dell'esperienza maschile nel XXI Secolo.

4 - PAROLE MASCHILI
Dialoghi ed auto-dialoghi dell'illecito e dell'impossibile. Girovagando tra il bene ed il male.
di Rino Barnart



TANTO PER INCOMINCIARE...

IL DOGMA I maschi che si occupano di se stessi sono omosessuali. In questo modo Lei, mentre stabilisce che cosa sia bene e che cosa sia male per sé, stabilisce anche che cosa sia bene e che cosa sia male per noi.  Ogni dogma ha il suo scopo. Così, mentre noi ci occupiamo del suo corpo, Lei si occupa della nostra anima.
 
 

IN QUESTE PAGINE CI OCCUPIAMO DI NOI. Sin qui ci siamo occupati di tutto ma non di ciò che ci riguarda direttamente. Abbiamo fondato diecimila scienze, conquistato la terra e lo spazio, creato e distrutto mille civiltà. Di questo ci siamo occupati, non di noi stessi. Da quando questa generazione è viva abbiamo poi imparato ad occuparci di qualcos'altro, e cioè delle distruzioni e dei mali che le nostre stesse creazioni, ora dannate e neglette, hanno portato con sé. Abbiamo imparato ad occuparci del male degli altri, del male dell'Altra.
 
  ORA CI OCCUPIAMO DI NOI. "E' ora, è ora", gridano le donne. "E' ora, è ora", fanno coro i Mansueti. Sembra perciò che, finalmente, stiamo ubbidendo a quell'ordine. Ma coloro che con malcelata sufficienza lanciano quella sfida dovrebbero essere più prudenti. Può infatti accadere che, tra cose strane e meravigliose, incominciamo a vedere, sentire e capire anche qualcosa che sarebbe meglio non vedessimo, non sentissimo, non capissimo. Potrebbero doversi pentire, un domani, di quelle avventate parole e rimpiangere quest'epoca nella quale gli uomini si fanno dire dall'Altra che cosa sia bene e che cosa sia male.
 
Perché sino ad ora non ci siamo occupati di altro che del male dell'Altra. Ossia delle nostre malefatte. Ogni giorno, per decenni, non abbiamo pensato ad altro, non ci siamo curati di altro che del male che viene da noi. Di quel che viene dall'Altra, mai. Ma ora ci occupiamo di noi: di ciò che sentiamo e di ciò che non sentiamo, di ciò che vediamo e di ciò che non vediamo. Di ciò che capiamo, ma soprattutto di ciò che non capiamo. Non più del bene e del male dell'Altra, ma del nostro bene e del nostro male, ora.
 
  CI OCCUPIAMO DI NOI.

Ma poiché questo non è mai accaduto, dove troveremo la lavagna sulla quale disegnare la nostra esperienza, lo sfondo contro il quale far emergere le nostre parole, il silenzio che renda udibile a noi stessi la nostra voce? Cominciamo dunque a costruire quello sfondo, viaggiando tra il vero ed il verosimile, l'inverosimile e l'assurdo, il possibile e l'apparente impossibile del nostro presente e del nostro futuro.